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L’invenzione del gioco


Dott. Alberto Stilgenbauer


 Ci sono molti modi per inventare un gioco, e uno di questi è quello di partire con l’inventarlo sapendo da dove si sta iniziando, ma senza essere angosciati dal dove si vuole arrivare.
Quando si inizia a progettare un gioco in questa modalità, è la stessa progettazione a divenire un gioco, infatti sono proprio i giochi dove non si sa come andranno a  finire ad essere i più interessanti, anche perché il punto di conclusione può non essere quello che ci si immaginava all’inizio.
Quindi ben venga l’imprevisto, la difficoltà, il mettersi in una progettazione esplorativa che sorride alle difficoltà che si presentano.
Una modalità importante per affrontare questo tipo di progettazione è quella d’essere in un assetto creativo, generativo, affinché le idee trovino uno spazio dove poter crescere, confrontarsi, innestarsi reciprocamente.
La progettazione esplorativa creativa ha bisogno di un setting mentale per poter dare dei sensi a quello che avviene, questo setting è un’organizzazione mentale che ha dei limiti, dei confini entro cui le potenzialità generative creative possano svilupparsi, infatti la creatività ha bisogno della realtà a cui ancorarsi per potersi esprimere.
 Una prima bozza del gioco parte dagli elementi di base, anche occasionali, per poi acquisire una modalità relazionale, questi sono i primi elementi densi di significati che iniziano a comunicare tra di loro.
Delle volte la costruzione di un gioco costringe a fare delle cose semplici in un modo complicato, con delle regole, con degli ostacoli da superare, inventando delle regole che permettano di far dialogare i meccanismi di gioco.
Un modo per inventare un gioco, è quello di inventarlo insieme ad altri, basta poco, ad esempio anche tre semplici oggetti casuali o delle parole, ma anche delle idee possono essere gli elementi meccanici del gioco.
Accade una cosa strana, questi elementi si animizzano, hanno una vita propria e si muovono perché qualcuno li muove, da oggetti inanimati, semplici elementi meccanici, fanno un salto concettuale di stato e si dinamizzano, cioè prendono movimento, ma è un movimento plurale perché plurali sono i giocatori.
Man mano che si gioca gli elementi meccanici del gioco assumono sempre più un senso coordinato, un continuo dialogare tra i giocatori che organizza le regole del gioco e le finalità ancora inespresse. Questo dialogo permette tramite il gioco di ritornare su precedenti scelte di movimento e di poter cambiare per rendere fluida la giocabilità del gioco, senza arroccamenti e prese di posizione inamovibili, ma in una continua collaborazione che vede alla base la voglia di divertirsi.
Quello che da senso al gioco è il concetto di armonia,  ossia quando la componente meccanica e quella dinamica si rincorrono dando un senso di piacevolezza nell’esserci nel gioco.
La soddisfazione prodotta dalla dialettizzazione delle creatività dei giocatori diviene una creatività unica, non più un’armonia di un solo Io, ma l’armonia di un Noi.

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